Famiglie, archivi e tradizione del testo nel Rinascimento italiano. Ricerche e nuove prospettive

Convegno internazionale

Berna, Istituto di lingua e letteratura italiana, 21-22 maggio 2026

a cura di Giovanna Cordibella e Jonathan Schiesaro

Luogo: Hauptgebäude, Raum 304 (3° piano). Hochschulstrasse 4, CH-3012 Bern.

Diretta streaming youtube: https://bit.ly/unibe-italiano

Con il generoso sostegno di: Max und Elsa Beer-Brawand Fonds - UniBE Nachwuchsförderung - Fondation Johanna Dürmüller-Bol.

Programma

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Interventi e abstract

Michele Comelli, Luca Mondelli (Università degli Studi di Milano), L’archivio di Della Casa fra i Rucellai e i Ricci: stato della questione e lavori in corso

 

Francesco Davoli (Universität Basel / Ca’ Foscari Università di Venezia), L’archivio Trissino attraverso le generazioni: il ruolo dei discendenti

Come è stato illustrato da Franco Tomasi, la volontà di valorizzare il ricco patrimonio documentario di Giovan Giorgio Trissino trova una prima attuazione sistematica nella pubblicazione dei suoi opera omnia (1729), favorita dalla disponibilità del conte Ciro, e successivamente nel lavoro di riordino realizzato dagli eruditi vicentini Bartolomeo Ziggiotti e Francesco Testa, con l’aiuto del conte Leonardo, culminando infine nella monumentale biografia allestita a fine Ottocento da Bernardo Morsolin. Tuttavia, è a partire almeno dai primi decenni del Seicento che i materiali di e su Giovan Giorgio cominciano a essere riorganizzati dai suoi discendenti con l’intento di nobilitare la figura dell’illustre antenato. L’intervento ripercorrerà le tappe principali di questo processo, soffermandosi in particolare sul caso di Gaspare Trissino (m. 1630) e sui manoscritti a lui riconducibili conservati oggi a Milano.

Federico Zuliani (Deutsches Historisches Institut in Rom), Preservare e diffondere un’eredità familiare tra stampa e manoscritto: Paolo e Cesare Lentolo e il Nachlass di Scipione Lentolo

L’intervento intende concentrarsi sull’attività di Paolo Lentolo e di suo figlio Cesare (oramai von Lentulus) nel preparare prima la stampa (alla fine mai avvenuta) e poi nel realizzare copie manoscritte della Historia delle grandi e crudeli persecutioni fatte ai tempi nostri in Provenza, Calabria e Piemonte contro il popolo che chiamano valdese di Scipione Lentolo, padre del primo e nonno del secondo. Si tratta di un compito di cui Paolo era stato espressamente investito dal padre e a cui si dedicò a lungo. L’operazione degli eredi si inserisce e si snoda su un doppio piano, non privo di tensioni: la volontà, da una parte, di conservare e valorizzare un passato “speciale” di cui essere orgogliosi (l’appartenenza al piccolo novero di italiani che avevano abbracciato la Riforma e scelto pertanto l’esilio); quindi, dall’altra, l’urgenza di costruire una nuova identità (quella dei fieri borghesi bernesi). Pur focalizzandosi sulla Historia, l’indagine abbraccerà anche varie altre opere, e di Scipione e dei suoi eredi, pensate spesso per la stampa (di nuovo mai avvenuta) e poi confluite – non senza giri tortuosi – nell’archivio familiare. 

Maria Grazia Bianchi (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), Jacopo Corbinelli, le carte di famiglia e le carte d’autore. Un primo sguardo sul destino del suo archivio

Il destino nel complesso oscuro dell’archivio di Jacopo Corbinelli non impedisce di ricostruire una serie di tasselli che illustrano alcuni aspetti peculiari dell’organizzazione delle sue carte e dei suoi libri. Toccando il tema del destino delle carte e del patrimonio librario dell’erudito fiorentino, si metterà in luce in prima battuta l’importanza della conservazione e della circolazione delle carte d’autore come veicolo di diffusione di testi (forse) altrimenti perduti. Si toccherà inoltre il tema delle carte di famiglia e dell’archivio privato, visti come strumento di autopromozione e di difesa della repubblica fiorentina in esilio. Non sarà infine tralasciato il caso particolare di scrittura costituito dal sistema dei postillati corbinelliani che – nel loro insieme – consentono di fare emergere un’immagine dell’erudito complementare alla sua fisionomia di editore di testi italiani.

Marco Faini (University of Buffalo), Tra Urbino e l’Arcadia: gli inediti di Giovan Leone Sempronio e il ruolo della famiglia nella loro conservazione e diffusione

Riconosciuto tra i maggiori poeti del Barocco Italiano, l’urbinate Giovan Leone Sempronio pubblicò solo una minima parte delle proprie opere in vita: tra di esse, spicca la prima versione del proprio canzoniere intitolato Selva poetica. Inedite rimasero non solo le sue prove maggiori – il poema Boemondo, la tragedia Il conte Ugolino e la versione rivista e ampliata della Selva – ma anche numerose altre opere: balletti, rime, dialoghi e, naturalmente, lettere. Molte di queste carte, ora sparse tra la Biblioteca Oliveriana di Pesaro, la Biblioteca Universitaria di Urbino e la Biblioteca Nazionale di Firenze, dovettero rimanere presso la famiglia che le preservò e predispose in qualche caso per la pubblicazione. Il vasto corpus di materiali manoscritti semproniani è rimasto virtualmente inesplorato: questo intervento intende fare un punto parziale sullo stato delle carte e chiarire il ruolo che i fratelli Carlo e Ferdinando e il pronipote Giovan Francesco giocarono nella conservazione diffusione a stampa delle opere di Giovan Leone.

Dario Brancato (Concordia University Montreal), Autorità multistrato nella storiografia del Cinquecento maturo: il caso dell’Historia dei suoi tempi di Giovan battista Adriani

Il consolidarsi del potere mediceo a Firenze nella seconda metà del Cinquecento comportò lo sviluppo di un apparato amministrativo sempre più complesso, al quale furono progressivamente delegate anche le funzioni di censura delle opere a stampa, esercitate in collaborazione  – e non senza attriti – con le istituzioni ecclesiastiche. Nel caso della storiografia ufficiale promossa da Cosimo I de’ Medici, tuttavia, laddove le opere sono chiamate a riflettere in modo sempre meno equivoco l’ideologia dello stato, si produce una significativa tensione strutturale: la posizione politica dell’autore deve necessariamente adeguarsi a quella del committente, sul quale ricade al contempo una parte delle responsabilità di controllo. Non sorprende, dunque, che il principe – o chi agisce in sua vece – giunga a sovrapporsi parzialmente allo storico, fornendogli i mezzi per l’allestimento dell’opera: non soltanto risorse economiche, ma anche strumenti materiali, quali l’accesso a fondi archivistici privati o riservati. Cosimo non si configura pertanto come un semplice mecenate, bensì come parte attiva di un processo autoriale che può definirsi “stratificato”, in quanto coinvolge, oltre all’autore e al committente, anche coloro che, dopo la morte di entrambi, sono legittimati a intervenire sul testo. La presente relazione si concentra sull’Historia de’ suoi tempi di Giovan Battista Adriani, pubblicata postuma nel 1583 a cura del figlio Marcello Adriani. Il confronto sistematico fra il manoscritto di dedica, un frammento dell’esemplare di tipografia e le edizioni a stampa consente di documentare non solo il coinvolgimento diretto dell’apparato granducale nella “rassettatura” del testo destinato al torchio, ma anche di individuare i principali agenti di tale intervento, i temi più sensibili  – talora soppressi in relazione alla mutata temperie diplomatica fra gli stati italiani (emblematica, in tal senso, la distensione dei rapporti fra Medici e Farnese) – e una marcata tendenza alla regolarizzazione linguistica e stilistica. L’Adriani che emerge dalle sue carte non è dunque più lo storico anodino tramandato dalla critica, ma un testimone fedele e partecipe dei profondi mutamenti, talora drammatici, che caratterizzano questo cruciale tournant della storia di Firenze e dell’Italia del secondo Cinquecento.

Jonathan Schiesaro (Universität Bern), Scipione Ammirato il Giovane e la tradizione delle Istorie fiorentine di Scipione Ammirato

Il contributo intende esaminare il ruolo di Scipione Ammirato il Giovane, alias Cristofano del Bianco (1583-1656), quale editore postumo delle opere di Scipione Ammirato (1531-1601), con particolare riguardo per le Istorie fiorentine. A partire dalla sua iniziale posizione di copista fidato e diligente negli ultimi anni di vita dello storico, Ammirato iuniore poté beneficiare, in qualità di figlio adottivo ed erede universale per disposizione testamentaria, di un accesso privilegiato all’archivio dell’autore; condizione che gli garantì un controllo pressoché esclusivo sulle carte ammiratiane, consentendogli di intervenire su di esse con ampi margini di autonomia. Questo intervento editoriale, tuttavia, si caratterizza per un sostanziale rispetto del mandato ricevuto, configurandosi come un’interessante forma di mediazione tra scrupolo filologico e necessità di ordinamento e pubblicazione postuma.

Luca Boschetto (Università di Firenze), Il ruolo degli eredi nella prima diffusione degli scritti di Francesco Guicciardini

Dopo aver riesaminato la questione, mai del tutto chiarita, della divisione tra gli eredi delle carte conservate nello scrittoio di Francesco Guicciardini al momento della sua morte nel maggio 1540, il contributo si propone di ricostruire alcuni momenti della prima circolazione delle sue opere. In particolare, l’attenzione è rivolta alla diffusione manoscritta dei Ricordi e al ruolo che i diversi rami della famiglia Guicciardini giocarono in questo processo.

Paolo Celi (Università di Padova), Ereditare la fama: strategie di memoria familiare nelle carte Vasari

Il contributo intende analizzare l’evoluzione della memoria familiare di casa Vasari attraverso lo studio delle pratiche di conservazione, riordino e valorizzazione del loro archivio privato. L’indagine si focalizza su come la famiglia abbia gestito l’ingombrante eredità di Giorgio Vasari, trasformando il lascito materiale del pittore e architetto in strumento di affermazione sociale e culturale nel corso di tre generazioni dalla seconda metà del Cinquecento alla fine del Seicento: dalla gestione dei documenti all'indomani della morte dell'artista, all’attività di “curatore” del nipote Giorgio il Giovane, volta a sancire l’ingresso dei Vasari nell’élite fiorentina, agli interventi dei figli di quest’ultimo, che risistemarono il patrimonio archivistico mettendo mano alla produzione poetica dell’intera linea familiare (dai due Giorgi a ser Pietro). Scopo dell’intervento è dimostrare come l’archivio Vasari venga manipolato consapevolmente per traghettare il nome della famiglia oltre la singola figura del suo esponente più celebre.